L’attivismo giovanile, che (forse) dimentichiamo
rigenerazione dei territori solar
Una riflessione sulle nuove generazioni e sulle forme di partecipazione che non sempre siamo capaci di riconoscere
Oggi noto due schieramenti: da un lato coloro che ripetono a menadito “Voi siete giovani, se non ci pensate voi, chi lo farà?”; dall’altro coloro che affermano ripetutamente “I giovani di oggi non vogliono fare nulla”.
Non approfondirò entrambi questi cliché. Ho deciso piuttosto di inserirli per una semplice ragione. Dare fiducia alle generazioni figlie di questa epoca è sicuramente uno dei primi passi affinché loro sentano appoggio, supporto, stimolo. Il pericolo spiacevole si verifica quando gli stessi giovani, soggetti a sterotipi di questo genere, dicano ai loro pari i giudizi negativi degli adulti.
Per non parlare della de-responsabilizzazione delle figure adulte.
Mi sono domandato allora quale fosse la percezione generale riguardo ai giovani. Un articolo riporta i risultati di due ricerche distinte. L’una ha recuperato i dati direttamente da Wikiyouth, una piattaforma che documenta l’attività volontaristica svolta in paesi UE e nelle prossimità (categorizzata come non normativa, cioè fatta di documenti senza finalità legali); l’altra raccoglie le informazioni da Normattiva, uno strumento fornito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per promuovere l’accesso alla legislazione italiana attuale e passata (categorizzata come normativa, cioè che prevede conseguenze legali).
In sintesi, i giovani nella documentazione normativa, vengono intesi come cittadini che avranno in mano la responsabilità democratica del Paese, ivi inclusi il rispetto delle regole, la dedizione al lavoro, l’accettazione dell’inter-culturalità, l’uso critico del pensiero, l’apprendimento esperienziale e l’incoraggiamento al dibattito.
Lo studio sottolinea la finalità liberale e repubblicana di tali documenti, lasciando evincere la natura regolamentata di partecipazioni non istituzionali, nel rispetto dei principi emandati a livello giuridico. Tuttavia, questo rimanda a una concezione degli studenti come “recipienti passivi”, che vanno protetti, considerate le loro vulnerabilità. Sono identiticati come una “popolazione a rischio” sul piano lavorativo, sociale (online, nei casi di cyberbullismo o disturbi alimentari, e offline) e salutare.
D’altro canto, la documentazione non normativa presenta affermazioni più allineate ad una lettura proattiva dei giovani, e meno ripiegata a sfavore dei mass media. Venendo al nocciolo della questione, siamo in un paese che mal tollera l’attivismo civico e politico, supponendolo un fenomeno irrispettoso; prospettiva opposta all’auspicio che i giovani prendano parte attiva alle questioni pubbliche.
Inoltre, partendo con l’ammonizione che i giovani siano fragili, nonché una parte di popolazione “a rischio”, questo preannuncia la marcata protezione adulta verso fattori esterni indesiderati, mentre preclude l’agentività di cui i giovani sono capaci.
Questo scenario, volto al contenimento, fagocita il dissenso, impedisce il disaccordo e trasmette l’idea che si possa dire la propria ma in accordo ai regolamenti vigenti.
Quanta verità c’è dietro il rammollimento dei giovani? Io, onestamente, leggo l’evidente lacuna informativa caratteristica di questi tempi. Apporre etichette semplificatorie è un punto critico, date le circostanze storico-sociali, che però compromette la comprensione veridica di questi assunti. Intanto, tantissime voci hanno provato a ribadire la presenza di svariati disagi.
Il famigerato movimento attivistico per il cambiamento climatico, Fridays For Future, è un caso eclatante, con un trend in crescita esponenziale dagli inizi nel 2018 fino alle massive adesioni in piazza. Il terzo sciopero del Fridays For Future ha visto la partecipazione di più di 1 milione di persone, da Palermo a Milano, con duecentomila persone a Roma, 150 mila a Milano, 80 mila a Napoli, 50 mila a Firenze, 20 mila a Torino e Bologna e 10 mila a Palermo e Bari.
Un’altra mobilitazione studentesca ha riguardato gli istituti di Roma, nel 2021. Il movente erano principalmente gli “orari scaglionati”, ma includevano anche l’impraticabilità di alcune lezioni e la mancata salvaguardia degli spazi. L’apice raggiunto è stato di 18 licei occupati, in particolare 5
contemporaneamente nella sola giornata del 22 novembre. Durante questi episodi intensi, non sono mancati scontri con la polizia.
“Una settimana per immaginare una scuola diversa“. È lo slogan lanciato dagli studenti del Liceo Carducci di Milano, situato in zona Loreto, durante un’altra occupazione. I liceali hanno deciso di organizzare “lezioni alternative nelle varie aule, palestre e cortili” con “dibattiti, laboratori di teatro,
dialoghi con psicologi e assemblee”.
“Noi vogliamo progetti seri – aggiungono – vogliamo parlare di attualità, vogliamo una scuola politica in cui sia possibile confrontarsi sui grandi temi del mondo, i social media, l’ambiente, i diritti di genere”.
Questa affermazione raccoglie lo spirito dello studentariato presso il Liceo Carducci. La manifestazione ha avuto luogo anche in risposta alla “dura azione repressiva che hanno dovuto subire i nostri compagni nelle piazze durante le manifestazioni delle ultime settimane” e, nella quale, lo
studente Lorenzo Parelli ci ha rimesso la vita nel suo ultimo giorno di stage.
Immancabili sono le proteste pro-Palestina (pro-Pal) svoltesi in tutta la Penisola dal settembre a novembre 2025, dove milioni di persone, tra cui appunto giovani studenti, hanno protestato contro il genocidio nella Striscia di Gaza e le politiche belliche. (https://it.wikipedia.org/wiki/Proteste_pro-
Palestina_in_Italia_del_2025).
È opportuno prendere coscienza che non siamo tutti ammutoliti: le manifestazioni di dissenso elencate costituiscono una prova contraria a tale generalizzazione.
A cura di Christian Tessitore
Inguaggiato, C., Borzenko, M., & Yemini, M. (2026). Policing participation: the policy boundaries of youth
activism in Italy. Journal of Youth Studies, 1–19. https://doi.org/10.1080/13676261.2026.2704824
La Repubblica, (2019), Riccardi K., Fridays for future, ragazzi in piazza in 180 città italiane: “Siamo più di un
milione”, https://www.repubblica.it/cronaca/2019/09/27/news/clima-237064333/
RomaToday, (2021), Valeri V., Scuole in rivolta: dal Centro alla periferia, la mappa aggiornata dei licei occupati a Roma, https://www.romatoday.it/attualita/mappa-licei-occupati-roma.html
IlFattoQuotidiano, (2022), Siher Y., Milano, gli studenti occupano il liceo Carducci e fanno le assemblee nel
cortile per ascoltare gli ospiti (che non possono entrare,
https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/02/09/liceo-carducci-occupato-a-milano-gli-studenti-fanno-le-
assemblee-nel-cortile-per-ascoltare-gli-ospiti-che-non-possono-entrare/6487701/
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