Bad Bunny Super Bowl Culture (1)

Come Bruce Springsteen e Bad Bunny, molti artisti dai loro palchi, oggi ci ricordano che ogniuno di noi ha un ruolo da giocare. Non possiamo permettere che l’indifferenza prevalga; abbiamo tutti una voce che merita di essere ascoltata. Utilizzare il proprio palcoscenico per denunciare le ingiustizie dovrebbe essere considerato un dovere morale. In un mondo dove il silenzio può essere complice, l’azione responsabile e consapevole può innescare un cambiamento reale e profondo.

Due Palchi, Due Artistla Denuncia Rock di Bruce Springsteen e la Resistenza dai ritmi latini di Bad Bunny

lo show di Bad Bunny al Super Bowl 2026 è stato un atto gioioso di resistenza anti-Trump. È stato uno degli spettacoli di intervallo più attesi e controversi della storia. Non c’era bisogno di capire lo spagnolo per coglierne il messaggio: Porto Rico è America, la festa è una forma di protesta. E la gioia è una sorta di ribellione. Dopo aver vinto il Grammy con l’album dell’anno, l’artista Benito Antonio Martínez Ocasio ha preso posto sul palcoscenico musicale più vasto in assoluto: un concerto di 13 minuti, destinato a un pubblico stimato in 130 milioni di persone, in almeno 130 Paesi.

Che cosa farne di tutti quegli occhi puntati addosso? In questo caso, l’artista ha deciso di usare quel palco, oltre all’esibizione, per trasmettere un messaggio di amore e inclusione: «L’unica cosa più potente dell’odio è l’amore». Conclude la sua performance dicendo: “God Bless America”, nominando tutti i paesi dei Caraibi, dell’America Centrale e del Sud America, inviando un messaggio chiaro a chi oggi sembra aver dimenticato che l’America è composta da tanti colori, bandiere e lingue diverse.

Bruce SpringsteenDue Racconti tristemente simili a Distanza di oltre Vent’anni

Accanto all’onda di gioia e protesta di Bad Bunny, la narrazione di Bruce Springsteen continua a essere un pilastro nella denuncia di ciò che accade per le strade del suo paese. Due storie raccontate dallo stesso artista che ha il coraggio di dire la verità, di gridare ciò che è sotto gli occhi di tutti, di fare nomi e cognomi e di agire tramite la sua espressione artistica – la voce, la musica, il palco.

“America Skin (41 Shots)” – Aprile 2001

Springsteen nel 2001con “America Skin (41 Shots)” ci mostrò un ritratto doloroso della brutalità razziale. Il testo, ci faceva riflettere sulla fragilità della vita in una società dove il colore della pelle poteva costare caro “You can get killed just for living in yourAmerican skin” :

Forty-one shots
Lena gets her son ready for school
She says, “On these streets, Charles
You’ve got to understand the rules
If an officer stops you
Promise me you’ll always be polite
And that you’ll never ever run away
Promise mama you’ll keep your hands in sight

Is it a gun? Is it a knife?
Is it a walletThis is your life

It ain’t no secret (It ain’t no secret)
It ain’t no secret (It ain’t no secret)
No secret, my friend
You can get killed just for living in
You can get killed just for living in
You can get killed just for living in your American skin

“Streets of Minneapolis” – 28 Gennaio 2026 Springsteen ci riporta su quel medesimo terreno di dolore e ingiustizia. Scritta, registrata e pubblicata in soli due giorni – come l’artista stesso ha dichiarato – la canzone è una risposta diretta allo “stato di terrore che ha invaso la città di Minneapolis”. È dedicata “alla gente di Minneapolis, ai nostri innocenti vicini immigrati e in memoria di Alex Pretti e Renee Good.” Conclude il messaggio firmandosi così “Stay free”, Bruce Springsteen

Le sue parole suonano come un’eco amara del passato, evidenziando una realtà dove i diritti sono ancora calpestati e dove altro sangue scorre per le strade per mano di chi dovrebbe proteggerle:

Now they say they’re here to uphold the law
But they trample on our rights
If your skin is black or brownmy friend
You can be questioned or deported on sight

In our chants of “ICE out now
Our city’s heart and soul persists
Through broken glass and bloody tears
On the streets of Minneapolis

La Responsabilità di chi ha un Palco

La responsabilità di denuncia, a chi dovrebbe appartenere? Potremmo considerarlo un dovere morale di tutti i personaggi pubblici? Di tutti coloro che dispongono di un “palco” e un pubblico – che tale palco sia un giornale, una piattaforma digitale, o la cattedra di un’aula universitaria? Bad Bunny e Bruce Springsteen, pur con stili e pubblici differenti, incarnano perfettamente questa responsabilità. Entrambi hanno colto l’opportunità offerta dal loro immenso ‘palco’ per amplificare dei messaggi cruciali e scomodi.

Il Peso del Silenzio

Martin Luther King affermava: “Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti.” 

Chiunque abbia la possibilità, dovrebbe anche avere il dovere di agire. Questa responsabilità si amplifica per chi occupa ruoli istituzionali o è una figura pubblica: la loro indifferenza e il loro silenzio non sono mai scelte neutrali; al contrario, rafforzano lostatus quo, erodendo la fiducia e spegnendo la speranza di giustizia.

In un mondo dove il silenzio è complice, l’azione responsabile diventa la via principale per un vero cambiamento. Questo impegno trascende la politica e il sociale; è una ricerca costante della libertà, che implica dignità e protezione per ogni individuo, affinché nessuno resti imprigionato dalle catene dell’ingiustizia o dell’indifferenza.

Le storie raccontate dai palchi di Bad Bunny e Bruce Springsteen sono 2 testimonianze di come l’arte, quando usata in modo consapevole e responsabile, diventa un potente strumento di attivismo, capace di dar voce ai silenzi e ispirare il cambiamento.

In questo contesto, “stay free” risuona come un’esortazione all’impegno costante, a una vigilanza attiva contro ogni forma di oppressione. Restare liberi significa anche avere il coraggio diagire con onestà e responsabilità rompendo i silenzi.

A cura di Silvia Vinciarelli.

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