Fototessera

Cosa accadrebbe se smettessimo di considerare la realtà come un dato immutabile e iniziassimo a trattarla come un terreno di gioco? È questa la domanda che guida il lavoro di Federico Pierlorenzi, formatore, autore e game designer, convinto che il cambiamento passi inevitabilmente attraverso l’esperienza diretta.

Ad Ancona, nel cuore di un territorio spesso legato a logiche produttive tradizionali e a una certa resistenza verso il nuovo, Federico ha scelto una strada diversa: quella della gamification e del game based learning. Per lui, il gioco non è solo evasione, ma uno strumento pedagogico potentissimo, capace di rompere gli schemi mentali precostituiti e offrire alle persone la possibilità di vedere – e creare – nuove alternative.

Attraverso la sua collaborazione con Playlife Academy e la sua costante ricerca nel campo della crescita personale, Pierlorenzi non si limita a formare: costruisce ponti. Perché, come ama ripetere, i sogni diventano realtà solo quando incontrano compagni di viaggio pronti a condividerli. In questa intervista, esploriamo come il potere dell’esperienza possa trasformare le criticità di un territorio in una palestra di innovazione sociale.

Ciao Federico, ci racconti in breve chi sei, di cosa ti occupi, del tuo lavoro e dei tuoi progetti?

Mi occupo di formazione attraverso gamification, game based learning e game design. In parallelo sono anche autore di giochi da tavolo e di saggistica riguardo la crescita personale.

Come mai hai deciso di intraprendere questo percorso? Che cosa ti motiva e ti interessa veramente?

Ho deciso di intraprendere questo percorso perché solo i sogni che incontrano dei compagni di viaggio con cui condividerli, diventano realtà. Ciò che mi motiva è offrire alle persone un altro punto di vista rispetto alla parte di realtà che troppo spesso tendiamo a dare per scontato che debba essere così come già è.

Quali sono le criticità più importanti nel tuo territorio?

Le Marche sono una regione mentalmente chiusa, vincolata molto all’amministrazione pubblica, dove lo stipendio fisso reprime il pensiero imprenditoriale e il senso di responsabilità individuale; è una regione legata alla produzione del terzo settore della piccola e micro impresa a conduzione familiare dove “le cose sono sempre state fatte così e non si pensa possa esistere un altro modo di farle”

Nel tuo territorio cosa dovrebbe portare l’innovazione sociale per generare un vero cambiamento?

L’unica leva che funziona a medio e lungo termine è l’educazione, la formazione e tutto ciò che è basato sull’esperienza diretta che le persone possono fare sulla propria pelle per potersi accorgere che il cambiamento non solo è possibile, ma è anche salutare.

Quale contributo ti piacerebbe portare all’interno del gruppo?

Le mie competenze e le mie conoscenze in temini di pedagogia, educazione, formazione, coaching; magari anche con l’approccio di gamification, game based learning e game design

Cosa vedi nel futuro dell’innovazione sociale?

L’innovazione sociale, come qualsiasi altra attività umana, passa attraverso la relazione tra individui. Implementare e facilitare l’espressione di ciascun attore e aiutare a tradurla nella lingua di percezione degli altri partecipanti è l’hardware su cui poi poter far agire qualsiasi altro software, come l’innovazione sociale.

Che consigli daresti a una persona che vuole intraprendere una strada simile alla tua?

Ho scoperto sulla mia pelle che il percorso di cresita personale di un individuo non finisce mai. Ci sono tanti strumenti che ognuno raccoglie nell’arco di un’intera vita e che può mettere a disposizione degli altri. La condivisione di queste scoperte personali crea l’opportunità di evolverci anche come specie. Offro quello che ho raccolto finora nel mio cammino.

Federico fa parte del gruppo Solar, il gruppo di attivistɜ che si riunisce online ogni mercoledì per decidere le iniziative e la linea editoriale della nostra community.

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