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Esiste un modo di lavorare che non sia “estrattivo”, ma che rispetti i ritmi biologici e i valori profondi di ogni donna? Per Erica Cardin, coach veronese con un approccio sistemico e bio-antropologico, la risposta è un sì deciso. Attraverso il supporto all’empowerment femminile, Erica sfida i modelli di produttività convenzionali per aiutare le donne a riappropriarsi del proprio potere d’azione e a svestirsi dei preconcetti culturali che ne limitano l’espressione.

Radicata in una Verona che descrive come desiderosa di nuovi spazi di socialità, Erica vede nella creazione di “cerchi di donne” e nella condivisione emotiva la chiave per contrastare l’individualismo e la violenza. Il suo impegno non si ferma al coaching individuale: entra nella community di Apical con l’obiettivo di portare nelle scuole percorsi di educazione emotiva, orientamento e gestione delle transizioni di vita.

In questa conversazione, Erica ci invita a guardare oltre le etichette societarie, proponendo un’innovazione sociale che mette al centro i legami umani, la salute ormonale e il coraggio di percorrere strade non convenzionali per costruire un futuro più equo e consapevole.

Ciao Erica, ci racconti in breve chi sei, di cosa ti occupi, del tuo lavoro e dei tuoi progetti?

Mi occupo di empowerment femminile con un approccio sistemico e bio-antropologico. Supporto donne di ogni età che vivono il lavoro come una costrizione, guidandole in un percorso di liberazione dai modelli di efficienza maschile. Il mio metodo si focalizza sulla transizione da una produttività “estrattiva” a una consapevolezza ciclica.

Il percorso si snoda attraverso tre pilastri fondamentali:

  • Analisi del Locus of Control: rafforzare l’autoefficacia e la percezione del proprio potere d’azione.
  • Smantellamento dei bias: superare i preconcetti sociali che limitano l’espressione del talento femminile.
  • Ottimizzazione Ormonale: redazione di piani di lavoro mensili personalizzati che rispettino le fasi del ciclo, prevenendo burnout e stress cronico.

Aiuto le donne a riprogettare la propria vita affinché il lavoro torni a essere uno spazio di espressione e non di sacrificio. Non insegno a essere più produttive per il sistema, ma aiuto le donne a essere efficaci per se stesse , allineando i loro obiettivi ai ritmi ormonali e ai loro valori più profondi.

Nei miei percorsi mi piace inserire il format dei “cerchi di donne” : momenti di condivisione emotiva facilitati che offrono domande e spunti di dialogo. Perché credo nel valore aggiunto della condivisione e del “fare rete”. es : “ho scelto io il mio lavoro?” , ” come le aspettative altrui influenzano le mie scelte?” , ” quando i miei sogni sono stati delegittimati? “. I temi sono vari e rispondono anche ai bisogni delle partecipanti.

Come mai hai deciso di intraprendere questo percorso? Che cosa ti motiva e ti interessa veramente?

Penso che la liberazione delle donne sia la chiave per un vero cambiamento sociale e che possa portare alternative concrete all’ottica capitalista ed estrattivista in cui viviamo il Mondo.

Quali sono le criticità più importanti nel tuo territorio?

Verona è una città molto chiusa che fa fatica ad aprirsi e in cui cambiamenti ed evoluzioni di qualsiasi tipo fanno fatica a trovare spazio. Inoltre è sicuramente soggetta ad over turism nella zona del centro e questo si collega direttamente a un’ emergenza abitativa degli spazi urbani. In oltre l’aria è spesso irrespirabile come in tutta la pianura padana e l’Adige che passa in città tra piene e secche è chiaro indicatore dell’emergenza climatica che stiamo vivendo.

Nel tuo territorio cosa dovrebbe portare l’innovazione sociale per generare un vero cambiamento?

Penso che la creazione di luoghi di socialità e il “fare rete” siano i mattoncini del cambiamento. Infatti, oltre ad accompagnare donne singolarmente, quello che provo a fare anche con il mio lavoro è proprio la creazione di spazi di ascolto e sociali solo per donne dove possono semplicemente condividere il proprio sentire, le proprie paure, le dinamiche tossiche che vivono e sentirsi ascoltate con l’intenzione che non si sentano più da sole.

Supporto le donne nell’accogliere e legittimare la loro sofferenza e le accompagno a svestirsi dei preconcetti che la cultura ci cuce addosso per portare nel mondo il cambiamento che vorrebbero vedere.

Quale contributo ti piacerebbe portare all’interno del gruppo?

Mi piacerebbe portare, non solo le competenze del lavoro che svolgo con le donne, ma anche e soprattutto idee per percorsi sull’educazione emotiva nelle scuole ed elaborazione del lutto, questo perché è un argomento molto discusso sia nelle transizioni di vita e lavorative, sia al fine di una relazione.

Non avere strumenti non ci permette di elaborare e accettare la nostra personalità, la quale cambia, ha bisogno di nuove vie e non ci permette nemmeno di accettare una vita senza la persona amata. Parlo proprio di educazione emotiva e sessuale perché faccio interrogare i ragazzi riguardo a come affrontare la fine di una relazione per evitare episodi di violenza. Inoltre, nei laboratori che propongono, mi occupo anche di orientamento universitario per le classi quinte superiori (o terze medie) in relazione anche all’eco ansia e quindi alla speranza che nutrono nel futuro.

Cosa vedi nel futuro dell’innovazione sociale?

Vedo luoghi in cui coltivare legami e socialità che non siano bar e persone meno sole e individualiste, ma consapevoli che la condivisione è necessaria e arricchente. Inoltre vedo donne libere da dinamiche di violenza fisica ed emotiva, in grado di portare la loro energia di creazione nel mondo senza alcun limite.

Che consigli daresti a una persona che vuole intraprendere una strada simile alla tua?

Scegliere strade non convenzionali è un atto di coraggio e fiducia ma ci vuole qualche pazzo che lo faccia. Non lasciare che siano gli altri o le etichette societarie a decidere chi sei. La strada che percorriamo è in salita ma spero che il panorama in cima sia mozzafiato.

Erica fa parte del gruppo Solar, il gruppo di attivistɜ che si riunisce online ogni mercoledì per decidere le iniziative e la linea editoriale della nostra community.

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