The Game Operator
benessere collettivo rigenerazione dei territori solar
Il Game Based Learning come nuova frontiera dell’educazione inclusiva
Nel panorama educativo contemporaneo, segnato da profondi cambiamenti sociali, tecnologici e culturali, emerge con sempre maggiore forza la necessità di ripensare i modelli tradizionali di insegnamento. Le scuole europee si trovano oggi davanti a sfide complesse: contrastare la dispersione scolastica, favorire l’inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali, motivare le nuove generazioni e creare ambienti di apprendimento capaci di rispondere alle esigenze di una società in continua trasformazione, diffondere valori costruttivi e condivisi.
In questo contesto si inserisce il progetto Erasmus+ KA220-SCH 000357304 “The Game Operator”, promosso dal Centro Sportivo Italiano in collaborazione con PLAY – Festival del Gioco e con diversi partner europei. Il progetto, svoltosi a Bologna dal 20 al 26 maggio 2026, rappresenta un importante esempio di cooperazione internazionale finalizzata alla diffusione di metodologie educative innovative basate sul Game Based Learning (GBL).
L’iniziativa ha coinvolto educatori, insegnanti e formatori provenienti da Italia, Croazia, Grecia e Spagna, con l’obiettivo di sviluppare nuove competenze didattiche e sperimentare l’utilizzo del gioco come strumento educativo inclusivo.
Al centro del progetto vi è la convinzione che il gioco non sia soltanto un’attività ricreativa, ma un potente mezzo di apprendimento capace di stimolare motivazione, partecipazione attiva, coinvolgimento emotivo e sviluppo delle competenze trasversali.
Un progetto europeo per innovare la scuola
Il progetto Erasmus+ “The Game Operator” nasce dalla consapevolezza che molti studenti, in particolare quelli provenienti da contesti fragili o con bisogni educativi speciali, continuano a vivere difficoltà nel percorso scolastico tradizionale. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni in tema di inclusione, le metodologie frontali e trasmissive risultano spesso insufficienti a coinvolgere pienamente tutti gli alunni.
Per rispondere a questa esigenza, il progetto ha scelto di puntare sul Game Based Learning, una metodologia che utilizza il gioco come ambiente di apprendimento attivo. Durante la settimana di formazione a Bologna, i partecipanti hanno preso parte a workshop teorici, laboratori pratici, sessioni collaborative e attività svolte all’interno della fiera PLAY, uno dei più importanti eventi italiani dedicati al gioco analogico e da tavolo.
I partner coinvolti hanno portato esperienze e sensibilità differenti:
A questi si sono aggiunti formatori e tutor specializzati nel settore educativo e ludico.
L’obiettivo non era soltanto “insegnare a usare i giochi”, ma costruire una vera e propria figura professionale: il game operator, ossia un educatore capace di progettare esperienze didattiche basate sul gioco, adattandole ai bisogni specifici degli studenti e agli obiettivi educativi.
Il progetto proseguirà anche nel prossimo anno scolastico, quando i docenti formati sperimenteranno concretamente queste metodologie nelle proprie scuole, condividendo risultati, criticità e buone pratiche attraverso una piattaforma Moodle comune e la produzione di materiali didattici ed eBook.
Fonte: CSI
Cos’è il Game Based Learning
Il Game Based Learning è una metodologia educativa che utilizza giochi strutturati per favorire l’apprendimento. Diversamente dalla semplice “gamification”, che introduce elementi ludici in attività tradizionali (punti, badge, classifiche), il Game Based Learning pone il gioco stesso al centro dell’esperienza educativa.
Attraverso il gioco gli studenti:
Questa modalità di apprendimento trasforma lo studente da spettatore passivo a protagonista attivo del processo educativo.
Uno degli aspetti più importanti del GBL è la sua capacità di creare un apprendimento esperienziale. Gli studenti non memorizzano semplicemente informazioni, ma vivono esperienze significative che permettono loro di costruire conoscenze in maniera concreta e personale.
Fonte: CSI
Perché il gioco favorisce l’apprendimento
Per comprendere l’efficacia del Game Based Learning è necessario partire da una domanda fondamentale: perché impariamo meglio quando siamo coinvolti emotivamente?
Le neuroscienze cognitive hanno dimostrato che emozione e apprendimento sono profondamente collegati. Quando un’esperienza suscita curiosità, entusiasmo, sorpresa o partecipazione emotiva, il cervello attiva meccanismi neurobiologici che facilitano l’attenzione, la memoria e la comprensione.
Il gioco possiede naturalmente queste caratteristiche:
In un ambiente ludico l’errore non viene percepito come fallimento definitivo, ma come parte del processo. Questo elemento è fondamentale soprattutto per studenti che vivono situazioni di fragilità scolastica o bassa autostima.
Il gioco crea inoltre uno spazio sicuro nel quale sperimentare. Gli studenti si sentono più liberi di partecipare, di esprimersi e di mettersi alla prova.
Fonte: Federico Pierlorenzi
Il cono dell’apprendimento di Edgar Dale
Uno dei riferimenti più citati nell’ambito delle metodologie attive è il cosiddetto Cono dell’Apprendimento di Edgar Dale.
Il modello evidenzia come le persone ricordino meglio ciò che fanno attivamente rispetto a ciò che ascoltano passivamente.
Secondo questa teoria:
Anche se le percentuali spesso associate al cono non sono scientificamente confermate, il principio pedagogico alla base rimane estremamente attuale: l’apprendimento attivo è più efficace di quello passivo.
Il Game Based Learning si inserisce perfettamente in questa prospettiva perché:
In altre parole, il gioco permette di “imparare facendo”.
Fonte: www.infap.org
Le neuroscienze e il contributo di Daniela Lucangeli
Negli ultimi anni, gli studi della professoressa Daniela Lucangeli hanno contribuito in modo significativo alla diffusione di una nuova visione dell’apprendimento centrata sulle emozioni.
Secondo Lucangeli, il cervello apprende meglio quando si trova in una condizione emotiva positiva. Ansia, paura del giudizio e stress ostacolano invece i processi cognitivi e la memoria.
La docente sottolinea spesso come:
“Non si può apprendere senza emozione.”
Il Game Based Learning risponde perfettamente a questa prospettiva neuroscientifica perché:
Quando gli studenti vivono un’esperienza piacevole e significativa, il cervello rilascia neurotrasmettitori come dopamina e serotonina, che favoriscono attenzione, memoria e apprendimento.
Questo non significa trasformare la scuola in un semplice spazio ricreativo, ma utilizzare dinamiche ludiche per costruire esperienze educative profonde e durature.
Fonte: www.upimarche.it
Inclusione e bisogni educativi speciali
Uno degli aspetti più innovativi del progetto “The Game Operator” riguarda il tema dell’inclusione.
Nelle classi europee convivono studenti con storie, competenze e bisogni molto differenti:
Le metodologie tradizionali spesso non riescono a valorizzare questa diversità. Il rischio è che alcuni studenti si sentano esclusi, poco competenti o incapaci di partecipare pienamente alla vita scolastica.
Il gioco, invece, offre opportunità educative più accessibili e inclusive.
Attraverso il Game Based Learning:
Molti giochi da tavolo, ad esempio, sviluppano abilità logiche, linguistiche, matematiche e sociali senza creare un clima competitivo eccessivamente stressante.
Inoltre, il gioco favorisce la comunicazione e l’interazione tra pari, elementi fondamentali nei percorsi inclusivi.
Fonte: https://www.lascuolaoggi.it
Il ruolo della motivazione
Uno dei problemi più diffusi nella scuola contemporanea è la perdita di motivazione degli studenti. Molti ragazzi vivono la scuola come un ambiente distante dalla propria realtà quotidiana e poco stimolante.
Il Game Based Learning interviene proprio su questo aspetto.
Nel gioco esistono:
Questi elementi attivano una motivazione interna molto più forte rispetto alla semplice imposizione esterna.
Lo studente non studia soltanto “per il voto”, ma perché è coinvolto nell’esperienza.
La motivazione diventa quindi:
Questo approccio è particolarmente efficace con le nuove generazioni, abituate a linguaggi interattivi e digitali.
Fonte: https://playlifeacademy.my.canva.site/
Gioco analogico e gioco digitale
Un aspetto interessante del progetto svolto a Bologna è l’attenzione non solo al digitale, ma anche al gioco analogico.
Negli ultimi anni il dibattito educativo si è concentrato molto sulle tecnologie, ma il gioco da tavolo possiede caratteristiche pedagogiche estremamente preziose:
Durante PLAY Bologna, i partecipanti hanno potuto sperimentare direttamente giochi educativi, giochi cooperativi, role playing e attività di simulazione.
L’esperienza pratica è stata fondamentale perché il Game Based Learning non può essere compreso solo teoricamente: deve essere vissuto.
Fonte: Federico Pierlorenzi
La figura del “game operator”
Uno dei risultati più interessanti del progetto è la definizione della figura del game operator.
Si tratta di un professionista capace di:
Il game operator non è semplicemente un “animatore”, ma un educatore con competenze metodologiche specifiche.
In ambito scolastico questa figura potrebbe diventare sempre più importante, soprattutto in contesti caratterizzati da:
Fonte: https://www.facebook.com/palestradigiochi/
Collaborazione europea e scambio di buone pratiche
Uno degli elementi centrali dei progetti Erasmus+ è la dimensione internazionale.
Nel caso di “The Game Operator”, il confronto tra partner europei ha permesso di:
La cooperazione europea rappresenta un valore aggiunto fondamentale perché consente di superare i limiti delle singole realtà nazionali e creare un patrimonio condiviso di pratiche innovative.
Il progetto punta infatti alla creazione di:
Questa dimensione collaborativa è essenziale per garantire continuità e sostenibilità al progetto nel tempo.
Fonte: CSI
Uno degli aspetti più importanti emersi dal progetto è il ritorno al valore dell’esperienza concreta.
Per molti anni la scuola si è basata prevalentemente su modelli trasmissivi:
Oggi, invece, le neuroscienze e la pedagogia mostrano come l’apprendimento più efficace sia quello:
Il gioco rappresenta uno strumento ideale per costruire questo tipo di apprendimento.
Attraverso l’esperienza ludica gli studenti:
Fonte: https://www.facebook.com/palestradigiochi/
Le competenze del futuro
Il Game Based Learning non sviluppa soltanto conoscenze disciplinari, ma anche competenze fondamentali per il futuro:
Queste competenze sono oggi considerate centrali anche dalle istituzioni europee e dal mondo del lavoro.
La scuola del futuro non può limitarsi alla trasmissione di nozioni, ma deve aiutare gli studenti a diventare cittadini consapevoli, autonomi e capaci di affrontare contesti complessi.
In questo senso il gioco rappresenta una palestra straordinaria di vita reale.
Fonte: https://essereintegrale.com
Una scuola più umana
Forse il contributo più importante del Game Based Learning è la possibilità di costruire una scuola più umana.
Una scuola:
Le riflessioni di Daniela Lucangeli mostrano chiaramente che apprendimento e benessere emotivo non possono essere separati.
Il gioco, se utilizzato con competenza pedagogica, diventa allora molto più di uno strumento didattico: diventa un linguaggio educativo capace di creare connessioni, relazioni e motivazione.
Fonte: Chatgpt
Conclusioni
Il progetto Erasmus+ “The Game Operator” rappresenta un esempio concreto di come la cooperazione europea possa contribuire all’innovazione educativa.
Attraverso il Game Based Learning, educatori e insegnanti provenienti da diversi Paesi stanno sperimentando nuove modalità di insegnamento più inclusive, partecipative ed efficaci.
Le neuroscienze, il cono dell’apprendimento di Dale e gli studi di Daniela Lucangeli confermano ciò che educatori e pedagogisti osservano da tempo: si apprende meglio quando si è coinvolti attivamente e con emozioni positive.
Il gioco permette di:
In un’epoca in cui la scuola è chiamata a confrontarsi con nuove fragilità e nuove sfide, il Game Based Learning non rappresenta una semplice moda pedagogica, ma una possibile risposta concreta alla necessità di costruire ambienti educativi più efficaci e più umani.
Il percorso avviato a Bologna non si conclude con la settimana formativa del maggio 2026. Il vero obiettivo sarà la sperimentazione concreta nelle scuole europee, dove i docenti formati potranno trasformare quanto appreso in pratiche educative quotidiane.
Se il futuro dell’educazione sarà davvero capace di mettere al centro emozioni, partecipazione e inclusione, allora il gioco potrà diventare non solo uno strumento didattico, ma uno dei linguaggi fondamentali della scuola del domani.
A cura di Federico Pierlorenzi.
Compila il form
Entra in contatto con il team di Apical!