Benedetta Berluti: la narrazione come ponte tra cultura e impatto sociale
Innovazione sociale solar
Cosa significa oggi raccontare la realtà in modo consapevole? Per Benedetta Berluti, studentessa magistrale in Editoria e Scrittura alla Sapienza di Roma, la risposta risiede nell’incrocio tra linguaggi diversi.
Non solo la parola scritta, ma anche il reportage fotografico, i podcast e la comunicazione culturale diventano strumenti per indagare il contemporaneo e dare voce a chi spesso non l’ha.
Attenta osservatrice delle dinamiche urbane della sua città, Roma — con le sue complessità legate alla mobilità e al divario tra centro e periferie — Benedetta vede nell’innovazione sociale una via per rendere i servizi più inclusivi e i cittadini più partecipi. Tra la lotta alla povertà educativa e la ricerca di un turismo più rigenerativo, entra a far parte della community Solar con un obiettivo chiaro: trasformare la curiosità in contenuti capaci di generare un impatto concreto.
Ciao Benedetta, ci racconti in breve chi sei, di cosa ti occupi, del tuo lavoro e dei tuoi progetti?
Sono una studentessa magistrale in Editoria e Scrittura, presso l’Università Sapienza, e mi occupo di contenuti, tra scrittura e comunicazione culturale. Sto cercando di costruire il mio percorso esplorando ambiti diversi: collaboro a un progetto con Save the Children su temi sociali e culturali e sto approfondendo la fotografia, in particolare il reportage, come forma di narrazione.
Il mio obiettivo è capire come raccontare la realtà attraverso linguaggi diversi, mantenendo sempre uno sguardo attento e consapevole.
Come mai hai deciso di intraprendere questo percorso? Che cosa ti motiva e ti interessa veramente?
Quello che mi motiva davvero è capire e raccontare la realtà, cercando di farlo in modo consapevole e accessibile. Ho scelto questo percorso perché sentivo il bisogno di unire la scrittura, che è sempre stata centrale per me, con una dimensione più concreta e contemporanea della comunicazione.
Nel tempo ho capito che mi interessa non solo scrivere, ma anche il modo in cui i messaggi vengono costruiti, diffusi e recepiti. Per questo sto esplorando linguaggi diversi, dalla redazione alla fotografia, fino al podcast e alla radio, con l’idea di trovare una forma di narrazione che sia personale ma anche utile, capace di creare connessioni ma sopratutto generare valore.
Quali sono le criticità più importanti nel tuo territorio?
Vivo a Roma e una delle criticità più evidenti riguarda il sistema dei trasporti, spesso inefficiente e poco affidabile. Questo porta molte persone a utilizzare l’auto privata, contribuendo ad aumentare traffico, smog e inquinamento acustico. A questo si aggiungono problemi strutturali come il degrado delle strade, tra buche e manutenzione carente, e una gestione dei rifiuti ancora molto problematica. In particolare nelle periferie, questi aspetti risultano ancora più evidenti, dando la sensazione di territori meno curati e spesso trascurati. Sono criticità che incidono direttamente sulla qualità della vita quotidiana e che mostrano un forte divario tra centro e periferia.
Nel tuo territorio cosa dovrebbe portare l’innovazione sociale per generare un vero cambiamento?
Nel mio territorio l’innovazione sociale dovrebbe partire dai bisogni concreti delle persone, rendendo i servizi più accessibili, efficienti e inclusivi. In particolare, sarebbe fondamentale intervenire sulla mobilità e sulla gestione degli spazi urbani, migliorando i trasporti pubblici e valorizzando anche le periferie, spesso escluse dai processi di sviluppo.
Allo stesso tempo, credo sia importante creare più connessioni tra cittadini, istituzioni e realtà locali, attraverso progetti culturali e sociali che favoriscano partecipazione e senso di comunità. Un vero cambiamento, per me, passa proprio da qui: rendere le città più vivibili, ma anche più consapevoli e partecipate.
Quale contributo ti piacerebbe portare all’interno del gruppo?
Mi piacerebbe portare curiosità, voglia di mettermi in gioco e apertura al confronto. Credo di poter contribuire con il mio interesse per la scrittura e la comunicazione, ma anche con uno sguardo attento ai temi culturali e sociali. Allo stesso tempo, mi interessa molto imparare dagli altri e lavorare in un contesto in cui ci sia scambio di idee e prospettive diverse. Per me è importante crescere insieme, non solo a livello professionale ma anche umano.
Cosa vedi nel futuro dell’innovazione sociale?
Nel futuro dell’innovazione sociale vedo un ruolo sempre più centrale nel rispondere ai bisogni concreti delle persone, soprattutto in contesti complessi come le grandi città. Penso che sarà fondamentale integrare tecnologia e partecipazione, usando strumenti innovativi per rendere i servizi più efficienti, ma senza perdere il contatto con le comunità e con le loro esigenze reali. Immagino un’innovazione sociale più diffusa, capace di coinvolgere cittadini, istituzioni e realtà locali, e di intervenire su temi come sostenibilità, inclusione e accesso alle opportunità.
Più che soluzioni calate dall’alto, credo in processi condivisi, che partano dai territori e generino cambiamenti concreti e duraturi.
Che consigli daresti a una persona che vuole intraprendere una strada simile alla tua?
Essendo all’inizio del mio percorso, più che dare consigli mi sento di condividere un approccio: mettersi in gioco, provare e lasciarsi il tempo di capire cosa davvero ci appartiene. Credo sia importante sperimentare, anche senza avere subito tutte le risposte, perché è proprio facendo esperienza che si capisce se una strada è quella giusta oppure no. Se qualcosa ci interessa davvero, con il tempo e la costanza si trova anche il modo di costruirci sopra qualcosa di concreto.
Benedetta fa parte del gruppo Solar, il gruppo di attivistɜ che si riunisce online ogni mercoledì per decidere le iniziative e la linea editoriale della nostra community.
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