Incubatore di scintille: perché abbiamo smesso di allenare il nostro futuro?
cultura e comunità solar
Un atleta olimpico non smette mai di allenarsi.
Anche dopo aver vinto la medaglia d’oro, il giorno successivo torna in pista per perfezionare anche di un solo millimetro il suo movimento.
Un attore di teatro passa mesi dietro le quinte a provare la stessa scena, accompagnato da regista, coach e gli altri attori, per calibrare la voce e rendere al meglio il suo personaggio prima che si alzi il sipario.
Nel mondo dello sport e dell’arte, la preparazione copre almeno l’80% del tempo lavorativo per farsi trovare pronti a una prestazione che talvolta può consumarsi in tempi rapidissimi.
Tutti gli altri lavoratori (noi!), invece, dopo tanti anni di studio teorico veniamo scaraventati sul nostro palcoscenico per giocare la “partita della vita” ogni singolo giorno, per quarant’anni, otto ore al giorno.Completamente a freddo, senza riscaldamento emotivo, relazionale o strategico.
I percorsi tradizionali infatti non sono pensati per abilitare realmente l’autonomia nelle situazioni performative, così come non facilitano la capacità di affrontare scelte, cambiamenti ed errori.
E così, mentre la sensazione di chi li vive è di fare un salto nel buio, l’aspettativa generale è che si tratti di un facile adattamento automatico al mondo del lavoro.
Si tratta forse di un vecchio retaggio?
Ma come può essere conciliabile, oggi, considerando l’esigenza di stare al passo con la velocità con la quale il contesto evolve? Come si può far fronte al rischio di rapida obsolescenza di molte professionalità e competenze?
La fatica di scegliere e la trappola dei “like” alla sopravvivenza
Questa condizione rende la percezione degli impegni professionali e formativi davvero pesante, soprattutto se il contesto in cui si vive non funziona bene.
Lo si vede già nelle fasi di passaggio durante gli studi, quando le prime grandi decisioni vengono vissute come un trauma ineluttabile al quale si arriva impreparati.
Quando capita, invece, di passare da un impiego all’altro, anziché prendersi il tempo per farsi domande importanti, preferiamo non rischiare nessun cambiamento, andando avanti quasi per inerzia.
È qui che si diventa facili prede di una comunicazione tossica molto diffusa.
Basta fare un giro sui social per vedere post da migliaia di like che ironizzano sulla “depressione da lunedì” o sulla “sopravvivenza al rientro a scuola dopo le vacanze”, o meme in cui l’unico obiettivo collettivo è contare i giorni che mancano al weekend o alle ferie.
Ci si ritrova uniti nel celebrare la rassegnazione ad un sistema che non ci stimola o, come accade per i più giovani, nel considerare la dimensione lavorativa qualcosa di inaccettabile.
Questo meccanismo genera una paralisi profonda della nostra Agency.
La spinta ad agire per far accadere le cose attraverso le proprie azioni si spegne sostituita dalla tendenza a demandare agli altri tutte le responsabilità.
C’è poi, invece, chi è più coraggioso – o forse folle ed incosciente – e sfida il sistema: decidendo di cambiare percorso, reinventarsi e ridefinire il proprio profilo.
Con queste premesse, avventurarsi in un territorio nuovo sperando di cavarsela da soli – senza neanche una scottatura – è davvero molto difficile.
Le persone come le startup nelle transizioni di vita
Chi si trova ad affrontare una fase di transizione si muove in un territorio fragile e, malgrado il potenziale individuale, sperimenta la precarietà del nuovo inizio: che si tratti di un adolescente dopo le superiori, di un neolaureato, di un lavoratore che cambia ruolo o di un professionista in cerca di una metamorfosi o di lanciarsi in una nuova avventura personale e professionale.
Come sarebbe, allora, scoprire che alberga in ognuno di noi un’energia dinamica capace di farci riprendere il controllo della nostra vita… e che possiamo allenarla?
Prototipare il futuro su sentieri luminosi
Se, come abbiamo visto, per gli atleti e gli artisti la norma culturale prevede lunghi periodi di preparazione dietro le quinte, l’assenza di questo spazio intermedio per tutti gli altri rende quasi impossibile pensare che sbagliare sia positivo e fondamentale, vista l’abitudine a sperimentarlo sempre in un contesto “pubblico”.
Proprio come accade nel mondo dell’impresa innovativa, dove le startup vengono protette e accelerate all’interno di strutture dedicate per fare i propri test sul campo prima di esporsi sul mercato, anche le persone “normali” hanno bisogno di un luogo sicuro in cui mettersi alla prova prima di ogni scelta e nuovo inizio.
Noi di Brilliant – Let your spark shine abbiamo vissuto in prima persona questa situazione e sappiamo cosa significa.
Ecco perché abbiamo deciso di creare un Incubatore di Scintille.
Un luogo protetto aperto a percorsi di orientamento, formazione e mentoring, in cui facilitare l’allenamento quotidiano alle scelte, ai futuri possibili e al rapporto con il lavoro, attraverso simulazioni, workshop esperienziali e attività di stretching mentale volti ad ampliare il proprio raggio d’azione.
Come?
Abbiamo scoperto il potere dell’entusiasmo personale: un potente attivatore che si sprigiona quando agiamo senza forzature, liberi di esprimere il nostro potenziale.
Quella “scintilla” che spinge a non subire il contesto, ma a riconoscere la propria area di influenza e riattivare la motivazione intrinseca per muoversi con piacere sulla scena che si è deciso di calcare.
Il nostro approccio rappresenta un circuito in cui Consapevolezza ➔ Entusiasmo ➔ Agency ➔ Relazione non sono una sequenza rigida di passi ma un percorso in cui, attraverso l’allenamento, ogni elemento sostiene ed alimenta costantemente l’altro.
Ci si allena a farsi le domande giuste, a capire la propria visione, a esplorare l’ambiente circostante, a tenere sempre viva la propria scintilla e a testare le competenze trasversali prima di quelle tecniche.
Il partecipante è il vero protagonista attivo che, affiancato da trainer esperti, si prepara ad esplorare proprio quei nuovi sentieri che sembravano spaventosi – perché sconosciuti – scoprendo che possono essere luminosi e stimolanti.
L’approccio creativo e il contesto sicuro stimolano la divergenza e la prototipazione di possibili scenari, creando le condizioni affinché si possa acquisire più autostima e tenere a bada l’ansia da prestazione e la sindrome dell’impostore.
Finalmente si fa lo spazio necessario per sviluppare una maggiore autonomia nel decidere, con energia e intenzionalità, che direzione dare alla propria vita. Un’autonomia che non è individualismo, ma si sostiene grazie al confronto con gli altri per creare un ecosistema sano e interconnesso fondato sull’apertura, lo scambio e la collaborazione.
Benvenuti nell’incubatore di scintille!
A cura di Roberta Ponticiello & il team di Brilliant – Let your spark shine (doyoubrilliant.com)
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