Visit Canarias & T’ART – Trips in the Arts of present: Due Creators di Esperienze Trasformative si raccontano

Visit Canarias & T'ART - Trips in the Arts of present: Due Creators di Esperienze Trasformative si raccontano

Visit Canarias & T’ART – Trips in the Arts of present, due creators che hanno partecipato alla quinta edizione del Pilot Program, si sono intervistati durante uno degli appuntamenti del Pilots in Talk. Ivana, Marco e Gianni si sono incontrati in diretta nella Community FB di Apical per confrontarsi e parlare dei loro progetti.

I progetti

Gianni: Vengo da una storia di esperienze soprattutto legate alla parte corporea. Lavoro ormai da 30 anni con lo shiatsu, anche in acqua (calda, termale, ecc.). L’ho insegnato ed ho avuto una scuola. Ho fatto tantissimi anni di teatro che sono sfociati poi in un percorso di teatro-terapia. Poi, ho unito quella che è stata la mia passione principale e il mio lavoro di fotografo (da più giovane) e curatore d’arte contemporanea, che da 7 anni a questa parte mi da un grande piacere. Sto cercando di riunire in questo progetto, T’ART,  le esperienze del benessere corporeo (che io chiamo arte del presente, che possono andare dallo yoga fino al surf) e della ricerca del benessere che può dare la bellezza e la conoscenza dell’arte contemporanea. […] Mettere insieme quelle che sono le arti consapevolmente trasformative è fondamentale. Il mio progetto va in quella direzione: fare esperienze attraverso l’arte ma anche attraverso arti più corporee.

 

Marco: Fin da bambino ho praticato sport ed è stato il motivo per cui oggi sono qui a raccontarvi del nostro progetto. A sei anni ho iniziato con la pratica dello sci […] poi ho cominciato ad andare in piscina e da adolescente ho iniziato a provare la palestra. Ho sempre mollato queste discipline e sono arrivato alla conclusione che non sono fatto per stare all’interno di una struttura. A me piace stare all’aria aperta, vivere la natura e mi piacciono gli sport con un alto contenuto di adrenalina. […] Ho iniziato poi ad avere una passione per il mare. Ogni qualvolta ne avevo la possibilità, con mio zio e mio cugino partivamo insieme per andare in barca a vela lungo le coste laziali e le Isole Pontine. In seguito abbiamo fatto un corso di barca a vela e da lì è cominciata la vera passione per il mare. Con il tempo ho cercato persone vicino a me che condividessero le mie stesse passioni. Così ho iniziato con il kitesurf e poi con il surf durante i viaggi per il mondo. Ho iniziato a girare in cerca di onde e di vento. Questo è stato un po’ il mio trampolino di lancio negli sport acquatici, i quali sono quelli che tutt’ora mi piacciono di più e pratico quotidianamente. Per ultimo ho praticato lo stand up paddle. Successivamente, con gli amici con cui condividevamo questa passione abbiamo deciso di organizzare dei sub camp da onda. Abbiamo creato il nostro primo sub surf camp a Lanzatote e abbiamo pensato “perché non rimanere qua? C’è tutto quello che ci piace” e quindi ci siamo organizzati e trasferiti. Abbiamo portato avanti questo progetto. Ho voluto però differenziarmi da quello che facevamo prima. Inizialmente organizzavamo camp; oltre alla parte tecnica facevamo escursioni e tutte quelle cose che fanno un po’ tutti, standard. Poi ho conosciuto Ivana, insegnante di yoga, è abbiamo voluto organizzare camp in una maniera diversa: più attenti al territorio, alle chicche del posto che nessuno conosce, come percorsi di trekking nei vulcani oppure barbecue di notte sulla spiaggia. Tutto ciò creando un’atmosfera simile al modo in cui viviamo. Quello che volevamo trasmettere alle persone era la nostra passione sia per il mare che per il nostro stile di vita.

Ivana: Sono un’insegnante di yoga. Da sempre ho praticato sport; solo che li ho praticati tutti per poco tempo perché mi facevano stare bene ma c’era qualcosa che mancava. Sicuramente, come per Marco, era questa la possibilità  di praticare uno sport all’aperto e di essere completamente presente nella natura che ti circonda. Soprattutto quando si tratta di sport acquatici, la potenza dell’oceano è qualcosa che si sente, si fa percepire mentre tu ti diverti. Quindi ho iniziato a provarci, dato che amo il mare e la mia passione per esso è nata con me. Sono privilegiata perchè sono siciliana. Ho avuto il mio primo approccio ad un’attività sportiva acquatica, il surf, a 16/17 anni. Andò malissimo a causa di un ostacolo fisico, una miopia. Dopo qualche anno la chirurgia è stata fatta ed è andata a buon fine: lì l’incontro con Marco. Mi ha aperto la possibilità di provare qualsiasi sport mi passasse per la testa. 

Quando da bambini si esprimono dei desideri non è detto che non si avverino!

Il nostro progetto mira a far sì che i viaggiatori che vogliono viaggiare con noi possano compiere il loro percorso personale. Oggi il viaggiatore non viaggia più senza un vero obiettivo; il viaggiatore consapevole ha l’obiettivo di cambiare qualcosa nella sua vita. Quindi a noi piacerebbe accompagnare il viaggiatore in questo percorso di crescita, di vita, semplicemente disegnando degli itinerari ad hoc e delle attività che gli consentano di affrontare l’esperienza nella maniera più spensierata e facile possibile. Semplicemente condividendo quello che è la nostra vita; non mostriamo qualcosa che non ci appartiene, ma mostriamo le nostre passioni. Il nostro obiettivo è fare delle nostre passioni il nostro lavoro, ma non soltanto. Non si tratta solo di un corso, di una disciplina sportiva. C’è tantissimo altro che è connesso al territorio in cui si svolgono queste attività, ovvero l’arcipelago Canario. 

Gli ostacoli

Gianni: quali sono stati gli ostacoli per questo percorso?

 

Ivana: Ostacoli… Io sono isolana, quindi non vado a criticare gli isolani. Però se  abbiamo incontrato degli ostacoli posso rintracciarli soltanto nel fatto che non sia semplice per gli isolani che un’isola venga in qualche modo completamente riempita da stranieri. Loro vivono ciò che da qualche altra parte non è più concesso: potersi dedicare contemporaneamente al lavoro e alle passioni. Sono un po’ gelosi ed attaccati a quello che gli appartiene. Anche se adesso siamo perfettamente integrati e amici, se devo pensare a qualche ostacolo, sinceramente, c’è stato solo questo. 

Marco: Vivere il territorio da straniero secondo noi inzialmente ha causato dei problemi. Lanzarote è una delle isole Canarie in cui ancora si respira l’aria dell’isola, trovi ancora la persona autoctona. A differenza di Tenerife e Gran Canaria che sono molto più sviluppate. Essere entrato in Apical, anche sotto questo aspetto, è stata una cosa buona perché noi avevamo l’idea di mostrare il territorio ma non in una maniera così concreta come è stato poi con Apical. Vuol dire che noi ora abbiamo deciso di lavorare esclusivamente con aziende locali: tutti i nostri collaboratori sono collaboratori locali e andiamo a incrementare l’economia interna delle isole. A partire dalle attività sportive, ci appoggiamo a collaboratori scelti da noi, secondo determinati parametri qualitativi. Sia sulla parte sportiva che su quello che sono tutti i servizi complementari, quindi gli alloggi, i noleggi, (auto, moto o moutain bike, ecc.) e tutto ciò di cui un viaggiatore ha bisogno quando arriva sul posto. Apical, dove si promuove la sostenibilità e un tipo di turismo responsabilie, ci ha fatto direok, cerchiamo di lavorare esclusivamente con persone del territorio e far crescere l’economia locale in qualunque tipo di servizio andremo a offrire alle persone”. Ora è il momento giusto per poter partire ed essere più forti di prima.

 

Gianni: Il mio ostacolo principale è quello di far capire alle persone che l’arte contemporanea è qualcosa di trasformativo e importante per tutti. Cosa vuol dire? Vuol dire che abbiamo tutti i giorni dell’arte attorno e non ce ne accorgiamo perchè la diamo per scontata. Non ci mettiamo neanche qualche secondo a rifletterci su per capire che c’è qualche persona dietro che la fa. Magari, invece, se vai all’interno di una struttura come un museo o un parco tematico, fai più attenzione e quindi percepisci qualcosa di diverso e puoi fare la tua esperienza corporea. Io ho pensato, per esempio, un’esperienza di watsu che proporrò in Toscana, dove c’è un parco dedicato ad un’artista francese, chiama Niki de Saint Phalle, in cui ci sono sculture grandi e colorate. Se tu vai lì dentro puoi capire che puoi prendere dentro di te l’esperienza che ha fatto questa artista e la puoi portare all’interno di qualcosa che è più legato al movimento corporeo, alla danza in acqua, ecc. Questa è un’esperienza che ti trasforma: esci da 2/3 giorni immersivi, torni a casa e inizi a pensare e vivere in un altro modo. 

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– rispetto delle distanza minima di 1 metro tra ogni partecipante.

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Nicola – CEO di Apical