2 Luglio, 2020

Possedere (davvero) i dati e perché probabilmente stai sbagliando qualcosa

Ciao a tutti, sono Alessandro il responsabile comunicazione di Apical. Oggi parlo del petrolio del nuovo millennio: i dati. Se un tempo infatti possedere i dati di un cliente era buona cosa, oggi è diventato fondamentale. Con questo post inauguro il primo di una serie di contenuti dedicati a questo argomento. Premessa: per lavorare con i dati non bisogna essere per forza uno scienziato anche se un aspetto delicato da non sottovalutare è quello della legislazione in merito.
Oggi però parto dalle basi, l’Abc dei dati e del marketing che pochissimi nel nostro settore rispettano: i dati bisogna possederli! Ecco come 👇

Innanzitutto prima di iniziare vi ricordo che i dati possono essere elaborati, e farlo è più semplice di quanto si possa immaginare. Elaborare un dato vuol dire metterlo in relazione con altre migliaia di dati simili e utili e ottenerne un output in grado di generare, con la giusta strategia, profitto. Ciò che un tempo era preorogativa di pochi istituti o istituzioni centralizzanti oggi può essere raggiunto anche da noi, dal nostro pc in pochi minuti.
Posso, ad esempio, raccogliere dati dei miei clienti e impostare le mie campagne affinché siano visualizzate da un pubblico simile per interessi, dati demografici, modalità di acquisto ecc… Posso usare i big data per capire gli argomenti correlati al mio prodotto o per costruire il servizio perfetto. Ciò che prima necessitava giorni di studio e una buona dose di intuizione può farlo oggi un computer in qualche minuto.
Gli elaboratori di dati più facili da usare sono il Pixel di Facebook e i tag di Google: a molti di voi non diranno nulla ma chi è cliente di Apical probabilmente avrà già avuto da me o dal team qualche infarinatura (Apical raccoglie i dati e aiuta ad elaborarli, grazie a questa funzione i costi di acquisizione vengono abbattuti e si può crescere).
Anche una lista contatti in un generico foglio di calcolo può comunicare con i social network o la nostra piattaforma, permettendoci di trovare il pubblico giusto, capire cosa fanno i nostri clienti sul nostro sito ed eventualmente chi non compra e perché.

Affrontare l’intero argomento ovviamente non è facile in un post, per questo ho deciso di raccontarlo in futuro in diversi episodi. Oggi tuttavia provo a darvi un punto di vista nuovo che spero possa esservi utile sull’errore più comune che probabilmente state commettendo.

I dati bisogna possederli, possederli davvero!

Partiamo dalle basi: se qualcuno vende per voi sta collezionando petrolio digitale per sé. Questo vuol dire che limitare una strategia alla sola distribuzione sulle Ota è, sul piano marketing, un suicidio. Quei dati serviranno in futuro più a loro per rivenderli ai vostri concorrenti e resterete sempre dipendenti e passivi rispetto al vostro mercato. Si tratta di una soluzione conveniente sul breve periodo ma che in futuro non può che rivelarsi un boomerang.

Altro errore che spesso si tende a commettere è quello di credere che i dati sui social network siano davvero nostri. In realtà i dati di Instagram, Facebook, Linkedin o Google che raccogliamo con i pixel ci sono prestati da queste piattaforme e hanno una scadenza specifica. Nel (remoto) caso in cui uno di questi social dovesse crollare o se dovessero bannarci per qualsiasi motivo la pagina aziendale avremmo perso tutti i dati immagazzinati negli anni.

L’unico modo per possedere i dati è creare un contatto diretto con il potenziale cliente, raccogliendo nome e mail. Ci sono diversi modi e tool per farlo (Apical non a caso lo abbiamo progettato così), nelle prossime settimane vi darò qualche tips!

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